Saldate il Soldato Ryan
Aprile 22nd, 2008Morti su morti, eppure si continua ad andare in guerra. Non parlo di quelle società in cui la democrazia ancora non ha stabilito un governo oligarchico stabile ( a regime strettamente economico), ma di quelle società in cui le industrie di colonizzazione ( gli eserciti) continuano ad assumere, a spese di tutti i contribuenti, consenzienti e non, ragazzi allettati solo dal facile guadagno, che non hanno la capacità di leggere tra le righe del contratto che molte volte la loro assunzione è a tempo determinato, si ma dai fucili di altri.
Ancora più sconveniente, per il nostro cervello stressato dai debiti quotidiani, è rendersi conto che molto spesso le nostre missioni di pace servono solo a far rinsaldare degli equilibri economici e a garantirci (allo Stato naturalmente) una fetta di torta del bottino di guerra (la fetta sempre più sottile, giacché siamo in regime, di dieta dimagrante intendo). Fetta che però costa più a noi che paghiamo gli stipendi dei giovincelli in tuta mimetica, che a questi ultimi stessi.
Si è vero in guerra si muore troppo spesso ( ma è una guerra), gli americani lo sanno. Però nelle missioni di pace, ma anche lì si è in guerra, è facile vedere come ci si organizzi a lavorare due giorni su sette, per poche ore e senza faticare poi tanto, passando ore in palestra,davanti alla tv e alla play station. Giorni spesi in missione così, poi fruttano anche tanti bei soldini. Ci sono dei cari amici che, dopo tre missioni, hanno già i soldi per mettere su casa. Eppure si muore di più in fabbrica, si guadagna di meno in fabbrica, ci vogliono decine d’anni per pagarsi la casa, e noi ancora vogliamo star li a dire che una guerra è giusta o no?
La guerra è sempre giusta, giusta per le tasche di chi la organizza e di chi ci partecipa, un Safari che rende più di una fabbrica e che per questo viene sempre finanziato e sarà sempre più ricercato.
Fate una cosa prendete un Soldato Ryan qualsiasi, legatelo con un fil di Ferro e saldatelo ad un palo.
Saldate il Soldato Ryan e salvateci da questo business che è la guerra
