Archive for Maggio, 2008

La Festa della Spesa

Lunedì, Maggio 26th, 2008

Quand’ero piccolo mi ricordo della spesa del Sabato, fatta alla bottega vicina a casa, con la busta piena di pane, di quel pane bianco chiamato Cocoi, che si conserva morbido fino a due giorni.

Mi ricordo della Domenica mattina, della messa, dei negozi chiusi, della fila all’edicola per comperare le figurine e delle paste che mi portava mia nonna.

La domenica era un giorno diverso, e non perchè fosse il giorno del Signore, diciamo che la religione ancora faceva parte di me, ma sono sempre stato in evoluzione spirituale, già da allora.

Era una di quelle giornate in cui succedevano cose che non accadono tutti i giorni, e che la rendevano speciale, nel senso di particolare, non comune.

Penso che ognuno di noi abbia bisogno di vivere una giornata diversa ogni tanto di giorni, tutti abbiamo bisogno di riposarci, e non solo dal lavoro.

La Routine di ogni giorno, la fabbrica, l’ufficio, l’azienda, il cantiere, devono apparirci, almeno per un giorno chiusi. Mi ricordo la bellezza dei negozi chiusi, e la dolce sensazione di vedere un cantiere fermo, perchè era giorno di riposo.

Ora invece è strano vedere che la Domenica diventa pian piano un giorno come gli altri, se il Lunedì avesse preso il suo posto non mi sarei lamentato, perchè, ora come ora, io non sono più un credente, e non ho disprezzo per la giornata non santificata, anche se credo che un vero credente, una persona che davvero professa la fede, dovrebbe prescindere da questo cambiamento e trovare il tempo per fare ciò che il proprio credo chiede.

Se mi volto la Domenica, la città, è piena di negozi aperti, i bar, i ristoranti e persino qualche cantiere fanno lo stesso. La Domenica tu puoi avere il pane fresco, e la mozzarella di giornata, puoi comprati la camicia o scommetere sul Napoli, puoi acquistare la televisione nuova o andare a vedere il nuovo centro commerciale, o fare tutte le cose in un luogo solo, il Maxi Mall, ossia sempre il centro Commerciale, perchè usare parole in  inglese, piuttosto che in Italiano, anche se il significato è lo stesso, è molto più bello, attira di più.

Sembra quasi che non ci si debba mai fermare, che la mente non debba riposare, che il fisico non debba ristorarsi.

E quella pace del tutto fermo, del tutto silenzioso, almeno per una volta la settimana, sembra persa. Ora siamo tutti schiavi della produzione continua, del lavoro ininterrotto e dello scorrere perpetuo della fretta.

Un giorno, chissà quando, qualcuno mi si avvicinerà e mi chiederà: “Lei che c’era mi racconta com’era la Domenica?” allora io lo guarderò, e starò in silenzio a fissarlo negli occhi, senza parlare, ma con la faccia più rilassata del mondo. Ma non perchè lo voglia sfidare, ma solo perchè la mia mente andrà a ricordi passati, ed il dolce suono del riposo la cullerà in quell’istante infinito.

Riposatevi

Il Calo delle nascite nel paese dei passeggini

Sabato, Maggio 17th, 2008

Sapete com’è, uno, se stesse a sentire quello che ti propinano in tv, potrebbe vivere in un mondo irreale, dove ti dicono che in Italia non si fanno più figli, e tu magari esci di casa e ti convinci di non vedere donne in cinta ogni 200/300 metri, di non inciampare nei passeggini, e, soprattutto, di non sentire le urla stridule di pargolette ugole.

Certo io non sono nessuno per criticare i sondaggi e le statistiche, anche se forse possono sembrare viziate, basti pensare che vengono fuori, questi sondaggi, soprattutto quando si parla di immigrazione e di liberalizzazione delle frontiere, e si dice che l’Italia ha crescita zero e se non fosse per gli immigrati saremmo ancora meno.

Io dico che gli immigrati sono importanti nel nostro Paese, così come i nostri emigrati lo furono in altri, però non bisogna viziare le cose.

In Italia, soprattutto nel sud esistono tante zone dove i bambini sono tanti e le donne incinte pure, e dove le nascite non solo non sono calate, ma in alcuni casi aumentati.

La distinzione tra nord e sud porta a fare delle ingiuste divisioni del Paese? No serve solo a misurare la cultura ed il tipo di vita.

Una città del sud che conta più di mille nati all’anno sarà specchio di un certo tipo di cultura sociale, una città del nord con meno di cento nati all’anno, sarà specchio di un altro tipo di realtà sociale.

Quindi non fateci scemi, non dite che non nascono più bambini in Italia, perché anche qui al sud siamo in Italia, e se io incappo, uscendo, in 750 tra mamme incinte, bambini tra uno e sei anni, neonati e passeggini, non devo pensare di essere un cretino o di aver espatriato.

E che cavolo, ma possibile che in questa nazione tutti vogliano dire qualcosa che non è vera e che la gente ci creda, solo perché lo ha detto la televisione?

Telescissione

Domenica, Maggio 4th, 2008

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Ora di spegnere la tvMalgrado ci sia una cultura di fondo che ci porta, educati da bambini, ad accendere la tv ed a porci seduti su un divano a vedere cosa il mondo televisivo ci propone, a volte può capitare di ritrovarci a disgustare quello che abbiamo fatto e muovere veloci la mano verso il telecomando, decretando lo spegnimento dell’apparecchi televisivo.

Ultimamente la televisione non è più quella di una volta, si sente dire, come al solito i luoghi comuni sono onnipresenti nella vita di tutti i giorni. Oppure siamo noi ad essere cambiati? Magari crescendo ci siamo aperti la mente, abbiamo conosciuto altri mezzi d’informazione e di intrattenimento che ci hanno conquistato e che sono più interessanti della scatola catodica.

Ormai internet è diventato un mondo vero e proprio, dove ognuno trova lo spazio che prima non trovava e dove riesce a non essere solo uno spettatore passivo del mondo, ma addirittura a parteciparvi attivamente.

Le notizie riescono ad arrivare in tempo reale, non hanno il tempo di essere viziate da opinioni di sorta e del mondo vediamo quello che ci va di vedere e non quello che ci viene proposto a forza.

Per cui trovarci a spegnere la televisione, elettrodomestico superato, oggi giorno, non è più tanto strano, non è strano stancarsi di una fonte d’intrattenimento che non fa veramente intrattenimento.

E’ bello poterti spegnere televisione, è bello poterti dire non mi interessi, mi annoi, non mi dai nulla. A volte ci sono delle belle trasmissioni, a volte ci sono delle cose interessanti, ma hanno sempre da fare a pugni con pubblicità, palinsesto e politica dell’emittente.

Per cui io credo che staccarsi da questo apparecchio obsoleto e spesso dannoso ( per la propria libertà d’opinione), non sia solo una cosa naturale, ma un nostro dovere

Pollitica

Domenica, Maggio 4th, 2008

Pollitico

Se ci si avventura in un comizio per strada si trova spesso qualcuno che più che fare progetti futuri e di rinnovamento economico/sociale, si lancia in invettive contro l’avversario politico che spesso hanno a che vedere con la sua vita sociale, con i suoi conti in banca o con la sua istruzione, cioè per nulla con la politica.

Accendendo la televisione si notano trasmissioni di dibattiti politici dove le due parti sono contrapposte in una sorta di incontro di box, con tanto di tifosi alle proprie spalle. Durante queste esibizioni volano spesso insulti o accuse reciproche , il pubblico si scalda, e ci si aspetta che da un minuto all’altro qualcuno lanci un fumogeno o tiri fuori una trombetta da stadio, molte volte sono presenti anche le bandiere.

Probabilmente il sogno più alto di alcuni italiani è quello di vedere Bertinotti prendere a pugni Berlusconi, o Fini tirare i capelli a Luxuria.

Tutto ciò appare deprimente e sembra che più che il bisogno di sentirsi governati accenda nell’elettore una sorta di libidine, tanto che ci si chiede se la scena in cui Fantozzi, in ginocchio, chiedeva a De Mita (apparso per sbaglio davanti alla tv al posto di una spogliarellista, dopo che Fantozzi stesso era scivolato sul telecomando) di togliersi le mutande, non fosse una lettura sincera della libidine dell’italico spettatore televisivo.

Tutto questo frastuono e rivoltio delle più sudice vergogne altrui, questo beccare tra i rifiuti, sembra far apparire la politica non più qualcosa di alto, ma uno sporco affare di aia.

Sembra di essere in un pollaio, dove i polli si beccano a vicenda per ottenere un chicco di mais e rovistano l’un l’altro nella lordura. Dove tutti vogliono fare i Galli, ma dove alla fine nessuno è veramente diverso dall’altro.

Anche io vivo in Città

Giovedì, Maggio 1st, 2008

Parcheggiare

Sapete anche io vivo in Città, una città piccola, non piccolissima, capoluogo di provincia, una grande provincia ( nel senso di molto estesa), e mi devo confrontare con i problemi di ogni giorno.

Non ho la macchina, per scelta e per costi, ma se ce l’avessi la userei poco, mi piace camminare (certo l’inquinamento limita di molto il piacere delle passeggiata o camminata), e vedere le cose a misura mia e non di macchina. Odio lo stress del traffico, e quello del parcheggio, mi fa incavolare il fatto che la benzina inquini e sia il motore della nostra economia.

Tutti i giorni si vedono in giro per le città ingorghi e automobilisti incavolati, assurdi e maleducati, che non ti fanno attraversare sulle strisce, che passano col rosso, anche se è verde per i pedoni, rischiando di metterti sotto, che parcheggiano sui marciapiedi, costringendoti a scedere in carreggiata e a farti rischiare la pelle, che appena hanno la possibilità di vedere un principio di coda o rallentamento si attaccano al clacson, provocando un effetto a catena che distrugge i timpani di chi non c’entra nulla, e magari svegliando chi ha lavorato tutta la notte ed il mattino prega solo di dormire.

La macchina è proprio una brutta bestia, è una droga, rende la gente nervosa ed uccide anche chi non guida, rende difficile la vita del cittadino autosprovvisto e rende l’aspetto urbanistico schiavo della necessità di rendere scorrevole ed accessibile il territorio cittadino alle autovetture.

Le auto inquinano, il petrolio costa sempre più caro ed il pieno carburante influisce sempre di più sui budget familiari.

Evitate di usare le macchine per sfoggiare la nuova carrozzeria o il nuovo impianto stereo, non fattevi prendere dalla smania di andare a vedere il nuov centro commerciale, reimparate a fare la spesa sotto casa o ad andare a piedi. Scoprite quanto è bello passeggiare, fermatevi sulle strisce, non attaccatevi al clacson, non pacheggiate sui marciapiedi, non passate col rosso, mettetevi d’accordo coi vostri colleghi ed usate una macchina in 5, usate i mezzi pubblici, abbiate la coscienza che in città ci sono persone che non usano l’auto ed hanno diritto di vivere e di non essereuccisi lentamente dalla vostra droga.

Anche io vivo in città e non è una colpa, è un diritto il voler essere rispettato