Archive for the ‘Irriverenze’ Category

Mia Nonna Dvd Collection

Martedì, Agosto 19th, 2008
Unimmagine del Bazar della nuova generazione, ledicola

Un'immagine del Bazar della nuova generazione, l'edicola

Non perdetevi le mitiche avventure di mia nonna in DVD. Mia Nonna DVDcollection finalmente in edicola per la gioia di tutti i suoi estimatori.

Correte in edicola e procuratevi il primo fascicolo col DVD “Lavare le scale alle 4 del mattino”, in regalo il manico del secchio per lavare i pavimenti (primo di una serie di utensili che ricostruiscono la vita di mia nonna), al prezzo incredibile di 9,99€.

Si non è vero non troverete “Mia Nonna DVD Collection” in edicola né da nessun’altra parte, ma sono esasperato da pubblicità su internet, via email, su volantini, alla radio ed alla televisione, riguardanti le numerose iniziative che si possono trovare in edicola in questi giorni.

Non se ne può più di tutte queste DVD collection, da Bud Spencer & Terence Hill a Dragon Ball, da Anna dai Capelli Rossi a Buffy e compagnia bella. Serie animate e telfilm vecchissimi, che in televisione hanno dato fino all’altro giorno, ma che non vogliono finire di tartassarci anche in futuro.

Per non parlare poi delle statuette dei cagnolini e dei gattini, dei legionari romani e di altre povere entità religiose che sono inconsapevoli vittime di questo marketing.

Non dimenticatevi di comperare il sommergibile, che si compone in 1234 fascicoli, quando andate in edicola, ricordandovi di comperare le compilation varie che in questi giorni vi propinano e pubblicizzano in tv.

Anche l’anno scorso ricordo che di questi tempi ci fu l’invasione delle DVD collection, delle case delle bambole, dei bicchieri da birra, dei libri e di compagnia varia. Quest’anno si pubblicizzano anche rosari e santini, si insegna a disegnare e ci si prepara a fare le brave massaie con le raccolte sulla cucina e sull’uncinetto.

Forse l’edicola, come diceva un giornale, è un luogo non più preposto all’acquisizione di giornali, ma di gadget, dove tra poco ci si ritroverà a far la spesa col carrello.

Sicuramente non è tanto la nuova dimensione di edicola a farci trasalire, quanto la mole di annunci correlati ad iniziative da collezione. Collezioni che vengono indicate come indispensabili ed economiche, salvo rivelarsi superflue e costose in seguito. Si tratta di veri e propri impegni, economici, mentali e fisici, che i consumatori si vedono costretti a sostenere nel futuro.

Meglio farci un sorriso davanti allo spot delle stoviglie marchiate dai personaggi di un cartone animato e ricordarci che non abbiamo bisogno di correre in edicola per procurarci una collezione imperdibile, se vogliamo attrezzarci per cucinare, in un negozio sotto casa è probabile trovare il giusto indispensabile, senza incorrere in mattarelli d’avanzo, comprati solo per non perdere il numero successivo.

Ciau

Il Calo delle nascite nel paese dei passeggini

Sabato, Maggio 17th, 2008

Sapete com’è, uno, se stesse a sentire quello che ti propinano in tv, potrebbe vivere in un mondo irreale, dove ti dicono che in Italia non si fanno più figli, e tu magari esci di casa e ti convinci di non vedere donne in cinta ogni 200/300 metri, di non inciampare nei passeggini, e, soprattutto, di non sentire le urla stridule di pargolette ugole.

Certo io non sono nessuno per criticare i sondaggi e le statistiche, anche se forse possono sembrare viziate, basti pensare che vengono fuori, questi sondaggi, soprattutto quando si parla di immigrazione e di liberalizzazione delle frontiere, e si dice che l’Italia ha crescita zero e se non fosse per gli immigrati saremmo ancora meno.

Io dico che gli immigrati sono importanti nel nostro Paese, così come i nostri emigrati lo furono in altri, però non bisogna viziare le cose.

In Italia, soprattutto nel sud esistono tante zone dove i bambini sono tanti e le donne incinte pure, e dove le nascite non solo non sono calate, ma in alcuni casi aumentati.

La distinzione tra nord e sud porta a fare delle ingiuste divisioni del Paese? No serve solo a misurare la cultura ed il tipo di vita.

Una città del sud che conta più di mille nati all’anno sarà specchio di un certo tipo di cultura sociale, una città del nord con meno di cento nati all’anno, sarà specchio di un altro tipo di realtà sociale.

Quindi non fateci scemi, non dite che non nascono più bambini in Italia, perché anche qui al sud siamo in Italia, e se io incappo, uscendo, in 750 tra mamme incinte, bambini tra uno e sei anni, neonati e passeggini, non devo pensare di essere un cretino o di aver espatriato.

E che cavolo, ma possibile che in questa nazione tutti vogliano dire qualcosa che non è vera e che la gente ci creda, solo perché lo ha detto la televisione?

Pollitica

Domenica, Maggio 4th, 2008

Pollitico

Se ci si avventura in un comizio per strada si trova spesso qualcuno che più che fare progetti futuri e di rinnovamento economico/sociale, si lancia in invettive contro l’avversario politico che spesso hanno a che vedere con la sua vita sociale, con i suoi conti in banca o con la sua istruzione, cioè per nulla con la politica.

Accendendo la televisione si notano trasmissioni di dibattiti politici dove le due parti sono contrapposte in una sorta di incontro di box, con tanto di tifosi alle proprie spalle. Durante queste esibizioni volano spesso insulti o accuse reciproche , il pubblico si scalda, e ci si aspetta che da un minuto all’altro qualcuno lanci un fumogeno o tiri fuori una trombetta da stadio, molte volte sono presenti anche le bandiere.

Probabilmente il sogno più alto di alcuni italiani è quello di vedere Bertinotti prendere a pugni Berlusconi, o Fini tirare i capelli a Luxuria.

Tutto ciò appare deprimente e sembra che più che il bisogno di sentirsi governati accenda nell’elettore una sorta di libidine, tanto che ci si chiede se la scena in cui Fantozzi, in ginocchio, chiedeva a De Mita (apparso per sbaglio davanti alla tv al posto di una spogliarellista, dopo che Fantozzi stesso era scivolato sul telecomando) di togliersi le mutande, non fosse una lettura sincera della libidine dell’italico spettatore televisivo.

Tutto questo frastuono e rivoltio delle più sudice vergogne altrui, questo beccare tra i rifiuti, sembra far apparire la politica non più qualcosa di alto, ma uno sporco affare di aia.

Sembra di essere in un pollaio, dove i polli si beccano a vicenda per ottenere un chicco di mais e rovistano l’un l’altro nella lordura. Dove tutti vogliono fare i Galli, ma dove alla fine nessuno è veramente diverso dall’altro.

Saldate il Soldato Ryan

Martedì, Aprile 22nd, 2008

La SaldatriceLa Saldatrice

Morti su morti, eppure si continua ad andare in guerra. Non parlo di quelle società in cui la democrazia ancora non ha stabilito un governo oligarchico stabile ( a regime strettamente economico), ma di quelle società in cui le industrie di colonizzazione ( gli eserciti) continuano ad assumere, a spese di tutti i contribuenti, consenzienti e non, ragazzi allettati solo dal facile guadagno, che non hanno la capacità di leggere tra le righe del contratto che molte volte la loro assunzione è a tempo determinato, si ma dai fucili di altri.

Ancora più sconveniente, per il nostro cervello stressato dai debiti quotidiani, è rendersi conto che molto spesso le nostre missioni di pace servono solo a far rinsaldare degli equilibri economici e a garantirci (allo Stato naturalmente) una fetta di torta del bottino di guerra (la fetta sempre più sottile, giacché siamo in regime, di dieta dimagrante intendo). Fetta che però costa più a noi che paghiamo gli stipendi dei giovincelli in tuta mimetica, che a questi ultimi stessi.

Si è vero in guerra si muore troppo spesso ( ma è una guerra), gli americani lo sanno. Però nelle missioni di pace, ma anche lì si è in guerra, è facile vedere come ci si organizzi a lavorare due giorni su sette, per poche ore e senza  faticare poi tanto, passando ore in palestra,davanti alla tv e alla play station. Giorni spesi in missione così, poi fruttano anche tanti bei soldini. Ci sono dei cari amici che, dopo tre missioni, hanno già i soldi per mettere su casa. Eppure si muore di più in fabbrica, si guadagna di meno in fabbrica, ci vogliono decine d’anni per pagarsi la casa, e noi ancora vogliamo star li a dire che una guerra è giusta o no?

La guerra è sempre giusta, giusta per le tasche di chi la organizza e di chi ci partecipa, un Safari che rende più di una fabbrica e che per questo viene sempre finanziato e sarà sempre più ricercato.

Fate una cosa prendete un Soldato Ryan qualsiasi, legatelo con un fil di Ferro e saldatelo ad un palo.

Saldate il Soldato Ryan e salvateci da questo business che è la guerra

Poco Da dire

Lunedì, Aprile 21st, 2008

Cielo nuvolo

Ieri ho visto il cielo ed era meno sereno di quanto non lo fosse il giorno prima, facile dire: “ieri si stava meglio”. Eppure queste affermazioni valgono già per chi non ha visto poi tanti giorni nella sua vita, non per chi ha vissuto quanto me. Se penso a persone più vecchie di me, se penso a persone della mia età, se penso a persone che hanno pochi meno anni di me… Loro guardano il cielo e dicono “ah una volta si che il cielo era più bello, ora invece…”.

Vogliamo parlare dal punto di vista storico?

Ok la rivoluzione industriale, quella che ha portato l’inquinamento vero e proprio ( ma forse l’inquinamento esiste da quando esiste l’uomo. Attendo di essere smentito), è datata tra il 1760 ed il 1830, quindi da 178 anni esiste un certo tipo di inquinamento atmosferico, non è un cambio che si è verificato nell’arco di due o tre generazioni.

Poi ci sono quelli che dicono che le stagioni non sono più le stesse, e fa freddo per troppo tempo. L’anno scorso si disse l’esatto contrario, ma io ricordo un inverno freddissimo ed interminabile nel 1985, nella mia città natale (Cagliari) nevicò perfino, e scese molta neve.

Mah e se non fosse una questione atmosferica?

E se fosse la mente umana bisognosa di credere nella tanto ricercata età dell’oro?

Un’età dove tutto era più bello di quanto non lo sia ora?

E se il detto “si stava meglio quando si stava peggio”, fosse solo un modo per cercare di astrarsi dalla realtà e cercare di non cadere nei problemi quotidiani?

Io intanto guardo il cielo e guardo le mie tasche, queste ultime sono un po’ consunte, le cambierò, il cielo è invece nuvoloso, ma al suo cambiamento penseranno le correnti, non certo l’uomo.